L’Archivio Antonio Cederna, Roma, 2004

 

Al IV miglio dell’Appia Antica, all’altezza di via Capo di Bove – una breve traversa in vista della tomba di Cecilia Metella – due anni fa la Soprintendenza archeologica di Roma ha portato alla luce un impianto termale del II secolo d.C. Il complesso, con mosaici, rivestimenti parietali e pavimentali e marmi policromi rivaleggia per lusso ed eleganza con la villa dei Quintili. In epoca medievale l’area fu inclusa nelle proprietà ecclesiastiche del Patrimonium Appiae e coltivata a vigneto, come attestato dai documenti d’archivio e dai tagli operati nelle strutture per piantare le viti. L’impianto termale è circondato da un vasto giardino dove sorge anche una villa costruita negli anni ‘50 la cui pianta oblunga ricalca quella di una cisterna romana nel sottosuolo, che alimentava le terme. In questo edificio ha trovato sede l’archivio di Antonio Cederna, che raccoglie i materiali 40 anni di battaglie a difesa del patrimonio storico e del territorio, dell’Appia Antica in particolare, donato dalla famiglia allo stato. La documentazione copre un arco cronologico tra gli anni ’40 e gli anni ’90 del XX secolo, con alcuni documenti personali precedenti, come un quaderno delle vacanze della II elementare. Lettere, appunti – Cederna si documentava scrupolosamente – libri, fotografie, documenti che saranno il nucleo del Centro di documentazione dell’Appia che si va costituendo, un d’intesa con il comune di Roma, la pontificia commissione di archeologia sacra, l’ente Parco e Italia nostra. La sistemazione e digitalizzazione di questi materiali sono in corso ad opera della società Regesta.exe in collaborazione con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e l’Istituto Beni Culturali dell’Emilia Romagna. Un work in progress che acquisisce anche filmati, soprattutto dell’Istituto Luce e della Rai relativi a Cederna ed ai temi a lui cari che è già consultabile in rete (www.archiviocederna.it)

La proprietà di Capo di Bove, il cui nome deriva dai bucrani che ornano il fregio alla sommità del mausoleo di Cecilia Metella, fu acquisita per 3 miliardi di lire dal Ministero per i beni e le attività culturali grazie all’esercizio della prelazione nel gennaio 2002. Segnò per la Soprintendenza un importante successo, poiché venne sottratta ai privati un’area di 8500 m² di eccezionale importanza archeologica che apparteneva all’ampia tenuta di Erode Attico, il Pago Triopio, come si deduce da una iscrizione greca che menziona Annia Regilla, la moglie di questo illustre personaggio, fu precettore di Marco Aurelio e di Lucio Vero.

Cederna scomparve il 27 agosto agosto del 1996 quando era presidente dell’Azienda per il Parco dell’Appia. Archeologo e urbanista nei suoi articoli e nei suoi libri condusse una lotta radicale in difesa dei centri storici, dei parchi nazionali, della campagna e del paesaggio, dei litorali assediati dalla cementificazione. Considerò inscindibili la tutela del patrimonio storico e lo sviluppo armonioso della città moderna, mentre vandali e speculatori che non esitavano sfacciatamente a proporsi proprio loro come alfieri della modernità. Per Cederna “ I beni culturali e ambientali sono un bene comune e scopo finale della loro conservazione deve essere l’uso e il godimento pubblico, la loro tutela è una questione di principio e non ammette scelte discrezionali.” Sul mondo di Pannunzio, sul Corriere della Sera, su Repubblica e su L’Espresso sono 140 gli articoli che Antonio Cederna dedicò all’Appia Antica e alla campagna romana. “La via Appia era un monumento unico da salvare religiosamente intatto, per la sua storia e per le sue leggende, per le sue rovine e per i suoi alberi, per la campagna e per il paesaggio, per la vista, la solitudine, il silenzio …. Perchè da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo l’avevano amata, descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realtà fantastica, creando un’opera d’arte di un’opera d’arte.” Così in uno storico pezzo, I gangsters dell’Appia, che uscì sul Mondo dell’8 settembre 1953 nel quale Cederna denuncia l’aggressione edilizia: ” Quello che l’anno scorso era ancora un pezzo di campagna romana, un dolce irregolare avvallamento a prati, alberi, orti, con qualche vecchio casale, è oggi un deserto d’inferno ad altipiani e abissi, sconvolto dalle macchine scavatrici, che hanno distrutto alberi, prati e orti, che mangiano la terra intorno ai vecchi casali, lasciandoli sospesi in cima ad assurdi pinnacoli.”

Per nobilitare l’aspetto delle ville dei ricchi e delle mura che le proteggono non si esita a depredare i monumenti. In L’Appia in polvere, dell’11 settembre 1956, Cederna descrive il muro di cinta al numero civico 223 dove i pezzi antichi, molti di pregio, sono impiegati come materiale da costruzione. I predatori dell’Appia trovano a suffragare le loro pretese compiacenti urbanisti, politici, archeologi, architetti. In Esperanto urbanistico, su Il Mondo, 25 gennaio 1955, Cederna passa in rassegna quelle opinioni, che vorrebbero fornire alla speculazione un’alibi culturale: c’è chi l’invasione edilizia della Appia Antica la propugna in nome delle eterne leggi della vita; chi propone un sempre più intimo inserimento della via nella città; chi accampa fini etici: se l’Appia rimanesse campagna si creerebbe un problema di polizia e di morale alle porte di Roma. Si sostiene l’ Appia non si può imbalsamarla, cristallizzarla : le leggi del progresso impongono un continuo divenire agli uomini, alle cose e alla via Appia.

Già nel 1952 Cederna, aveva impedito alla Società Generale Immobiliare la lottizzazione della Villa dei Quintili, per edificarvi un quartiere di alta classe. In un articolo sul mondo il 18 ottobre 1955 denunciò il progetto, da parte dell’Azione cattolica e del Coni, della costruzione di uno stadio sopra le catacombe di San Callisto in vista delle Olimpiadi del 1960, che sarebbe stato intitolato a Pio XII per le benemerenze sportive del pontefice. “Dunque avremo sulla via Appia Antica uno stadio incastrato fra i ruderi romani …che andrà a coprire un terreno impastato di ossa di santi e di martiri, dove vennero sepolti 16 papi.” Il 22 dello stesso mese una nota d’agenzia informava che Pio XII, che pure aveva benedetto la prima pietra recatagli in Vaticano, non intendeva insistere per la costruzione di uno stadio sull’Appia Antica. Il 16 dicembre 1965 si pubblica il piano regolatore che vincola un’area di 2500 ettari destinando a parco pubblico l’Appia Antica e la campagna che la circonda. Subito dopo la destinazione a parco pubblico dell’Appia Antica è definita illegittima dal Consiglio di Stato. Nel 1972 il Comune delibera l’esproprio di 76 ettari nella valle della Caffarella, e di altri 110 nel 1977. Nel 1980 il Consiglio di Stato annulla gli atti di esproprio della Caffarella. Nel 1985 la Soprintendenza Archeologica riesce ad acquisire 22 ettari intorno alla Villa dei Quintili. Nel 1988 la Regione Lazio istituisce il Parco Regionale della Appia Antica. Antonio Cederna muore il 27 agosto 1996.

L’area archeologica di Capo di Bove, con ingresso gratuito tutti i giorni al numero 222 dell’ Appia antica, ha visto un grandissimo successo di visitatori. “ E’ un cancello aperto, afferma con un misto di orgoglio e di amarezza Rita Paris direttore del monumento e…, in un luogo dove ovunque si vedono muri e cancelli chiusi.” La scelta di ospitare qui l’archivio Cederna e il costituendo centro di documentazione ha quindi una forte valenza simbolica.

Mimmo Frassineti
Mimmo Frassineti vive a Roma. Ha studiato al Liceo Giulio Cesare, quindi all’Università La Sapienza laureandosi in Storia dell’arte moderna. I suoi primi lavori sono stati come scenografo, nel cinema e nella televisione, e come illustratore per alcune riviste. Si è poi dedicato, da free-lance, alla fotografia e al giornalismo, seguendo soprattutto la voglia di viaggiare. Nel 1970, al quotidiano "La Stampa", copre eventi di attualità politica, sociale e culturale. Nel 1971 entra nella agenzia Team, che lascia nel ’76 per fondare, con altri colleghi, l'A.G.F. che si afferma come agenzia fotogiornalistica nazionale. Nasce, nello stesso anno, La Repubblica, con cui Frassineti instaura un intenso rapporto di lavoro. Dal 1987 collabora con il Venerdì, realizzando reportages da Irak, Siria, Israele, Libano, Yemen, Turchia, Tunisia, Etiopia, Russia, Romania, Polonia, Bangladesh, Cina, Stati Uniti, e da quasi tutte le nazioni dell'Europa occidentale. Ma, fra i temi che ha più approfondito, c’è Roma, nei suoi molteplici aspetti. Pubblica anche su l’Espresso, Archeo e National Geographic e altri settimanali e quotidiani italiani e stranieri. Autore di mostre e libri fotografici, ha svolto attività didattiche e di promozione culturale nel campo della comunicazione visiva.

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